2 girls 1 cup

Fate un esperimento. Provate a sfogliare velocemente le immagini di un catalogo di Serena Riglietti. Pochi secondi per figura, quasi come quando si facevano i cartoni animati in casa. Si disegnavano in ogni pagina piccole sagome simili ma sempre con qualche cambiamento e poi si facevano scorrere rapidamente i fogli.

Uomini, cani, soli, case, improvvisamente assumevano una vita propria e quasi ci si aspettava che uscissero dalla carta.

Le immagini di Serena riescono a comunicare lo stesso senso di stupore e di magia. Sembra che un ritmo segreto percorra e unifichi tutte le sue illustrazioni, quasi che una raffica di vento attraversi tutte le pagine e si imponga come protagonista di un'unica storia complessiva. Il vento in effetti è spesso presente in queste tavole, ora brezza, più spesso vortice violento, e ne determina la grammatica compositiva. Le cime degli alberi si inclinano, gli oggetti sembrano animarsi, gli stessi personaggi si ritrovano sorpresi a librarsi nel vuoto e non possono che abbandonarsi ad un moto a spirale, avvolgente, senza tregua.

Da dove venga questo vento non è dato saperlo: sarà quello dell’ Est che solleva la casa della piccola Dorothy nel mago di Oz, o quello che deposita Mary Poppins a Londra, in Via le dei Ciliegi, davanti alla villa dei giovani Banks?

È quello che sferza il volto di Peter Pan o quello che awolge Alice nella sua caduta? Certo è che viene da lontano, dal “c’era una volta" delle fiabe, ha una natura ancestrale e si fa depositario di messaggi cifrati difficili da comprendere.

 

L'esito della sua presenza è comunque inequivocabile: nulla rimane più come prima. La realtà nell' immaginazione di Serena non è mai statica, non e mai data, ma sempre pervasa da una propensione al movimento, alla trasformazione, al gioco combinatorio. È il suo sguardo, prima che i soggetti delle sue illustrazioni, ad essere intrinsecamente fantastico: le tavole si popolano di presenze che annullano ogni distinzione tra animato e inanimato, tra uomo e animale, tra piccolo e grande. Niente di più naturale, allora, che incontrare case-scarponi, fornai con il muso di talpa, fanciulle con ali di farfalla, bambini che si affacciano da una teiera. Anche il tempo, spesso presente nella raffigurazione di orologi dalla scarsa affidabilità, sembra annullarsi. Tutto è immerso in un senso costante di sospensione.

A volte questa si traduce in un'atmosfera d’ attesa, come se i personaggi fossero colti in un attimo di quiete casuale, un ' istantanea dalla vita breve, perché subito turbata da un nuovo sommovimento. Altre volte, invece, la sospensione diventa fisica, si trasforma in volo e non importa se è quello ampio in mongolfiera o a cavalcioni di un grifone, o quello breve di un sobbalzo provocato da una poltrona capricciosa.

Sempre si ha la sensazione che la vera conoscenza del mondo la si faccia sollevando i piedi da terra, abbandonandosi ai moti dell’aria, perchè solo così si può comprendere che, quella che consideriamo solida realtà, altro non e che una temporanea combinazione di oggetti, uomini, ambienti, subito pronta a diventare altro.

Ma è proprio in questa predisposizione alla metamorfosi il segreto vitale del mondo. E Serena lo ritrae senza mai perdere il senso di meraviglia, come quei protagonisti da fiaba che alla fine attraversano i boschi, trovano i tesori, conquistano le principesse, non per particolari forze o abilità, ma per Ia capacità di non rinunciare mai allo stupore, e per la naturalezza con cui accettano ogni increspatura del reale.