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Quando, nel 1998, la Rowling vide la copertina dell’edizione italiana di “Harry Potter e la pietra filosofale”, primo volume della saga del maghetto, chiese come mai Harry indossasse quello strano copricapo, a forma di testa di topo, del quale non c’era traccia nel romanzo.

Le fu risposto che l’illustratrice disegnava così i suoi personaggi, con “cappelli strani in testa”.

L’illustratrice era Serena Riglietti e la copertina era stata disegnata sulla scorta di un lungo campionario di visioni messo a punto in precedenza, una vera e propria codificazione d’immagini riassunta in una serie di tavole per lo più inedite o poco conosciute. Una di queste, L’ora del tè(1997) di un’Alice nel paese delle meraviglie mai pubblicato, è un vero e proprio catalogo delle offerte.

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Il rapporto Serena/Alice è costituito da una storia che ha avuto un inizio ma non ancora un epilogo. Un rapporto che si svolge ancora, fino ai recenti disegni e alle ultime illustrazioni.

L’inizio risale ai tempi dell’apprendistato all’Istituto d’Arte di Urbino, quando dalla testa e dalla mano sinistra dell’aspirante illustratrice venne fuori una Alice visionaria e labirintica -dalla stessa Serena definita ‘psichedelica’- di cui l’autrice conserva solo poche tavole e alcune stinte fotocopie a colori che presentano già elementi onirici e spaziali del lavoro maturo.

Anni dopo, allieva dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e attiva nella ‘palestra’ costituita dall’editoria scolastica, la Riglietti riprende il filo, mettendosi al lavoro su una nuova Alice senza alcuna prospettiva di pubblicazione. Ne viene fuori quell’Ora del tè, che manifesta gran parte dell’immaginario di Serena, in forma compiuta o allo stato embrionale.

Al centro del disegno, in perfetto ‘piano americano’, il Cappellaio si è messo in posa come davanti al fotografo. Ha interrotto la sua partecipazione alla storia per concedersi, serio e compiaciuto, al clic dell’osservatore, per farsi ritrarre al meglio come ‘uomo col cappello’, prototipo e capostipite della galleria rigliettiana dei ‘cappelluti’.

Alle sue spalle la tavola, ammannita per il tè che la Lepre Marzolina sta beatamente consumando, è trasformata in caldo letto per il sonno del Ghiro. Così la frase del Cappellaio:

-(…)…allo stesso modo potresti dire che “io vedo ciò che mangio” è la stessa cosa di “io mangio ciò che vedo!”

diventa un altro catalogo delle visioni di Serena Riglietti, tradotta in:

io sogno ciò che mangio” è la stessa cosa di “io mangio ciò che sogno”.

Dall’ Ora del tè in avanti, la Tavola, il Cibo e il Sonno (tutto, non solo il Sogno) sono presenti, colle stesse tazze, le stesse fette di torta, la stessa tovaglia-coperta e i cucchiaini ‘molli’, in tutte le storie disegnate da Serena Riglietti. Da Alice in poi, l’ambiente domestico (la Casa) è il mondo dove tutto accade e tutto è possibile; così come il Tempo, protagonista assoluto di questo passo di Alice, e apparentemente trascurato nell’illustrazione (s’intravede solo un calendario appeso all’albero del tè tra una tazza e una teiera), è destinato a fornire figure: da lì a poco la bimba immergerà l’orologio nel tè, dando origine agli orologi ‘vivi’ dell’immaginario di Serena che scandiranno i tempi di molti suoi lavori futuri.

Se anche la nonchalance e l’umanità dei due animali sono le stesse che caratterizzano la fauna dell’intera produzione di Serena, è Alice in persona che assume una fisionomia dominante: con lei prende forma il personaggio femminile, la bimba/ragazzina che, con nomi diversi, con o senza occhiali, coi capelli rossi castani o neri, è l’autoritratto, la scusa (o l’autorizzazione) per introdursi personalmente nelle vicende illustrate, per essere presente dentro le storie, raccontandole direttamente con uno sguardo aperto ma molto, molto intimo.