2 girls 1 cup
cavoli però….che responsabilità!

Quasi tutti i momenti vissuti insieme diventano anelli per quelle belle spine dorsali destinate sorreggerci per tutta al vita, fino al momento in cui anche i ricordi diventano delle sfumature, sostituiti dal ricordo che qualcosa c’era, ma non sappiamo più cosa.

Molto tempo fa avevo dodici anni. Ero curiosa e già autolesionista, o comunque usavo il mio corpo come un laboratorio sul quale sperimentare la resistenza al mondo; forse avrei dovuto aspettare un po’ prima di mettermi a leggere Camus e Kafka, ma quelli avevo in casa, e poi questa è un’altra storia.

Ci eravamo trasferiti a pesaro da un paio d’anni, ed io non amavo questa piccola provincia, dove parlavano strano, per dire che una cosa non funzionava dicevano “non fa” e per dire vieni qui, vieni con me, dicevano “vieni oltre”.

Mio padre faceva avanti e indietro da milano, dove stava chiudendo la sua attività per riaprirla a pesaro, quindi non ci vedevamo spesso, ma quando arrivava eravamo contente, e stavamo molto insieme.

Abitavamo in una casa a due piani, una villetta, e al piano terreno c’era un salone che dava sul giardino, dove il sabato mio padre cuoceva la carne sulla brace. Avevamo un tavolo di plastica bianco con l’ombrellone piantato nel centro, e un dondolo a due posti. Ogni volta che finiva il pranzo succedeva che mio padre si metteva sul dondolo e mia sorella preparava il caffè. Faceva una cosa, uno scherzo a mio padre –sempre lo stesso- che noi oramai conoscevamo troppo bene, e non ci faceva più ridere lo scherzo in sé, ma il fatto che lei puntualmente lo riproponesse, sempre con la stessa convinzione di sorprenderlo. Portava il caffè già versato nelle tazzine, col cucchiaino appoggiato al piattino. Mio padre le chiedeva ‘c’è già lo zucchero?’ e lei rispondeva sì. Mio padre da sempre aveva l’abitudine di girare lo zucchero nel caffè per un tempo infinito. Mia sorella si sedeva davanti a lui e lo guardava, con gli occhi stretti dell’attesa, e lui girava e girava, e siccome sapeva che c’era lo scherzo faceva durare la cosa per un tempo ancora più lungo, e la guardava pensieroso. Probabilmente si aspettava che forse la volta prima era stata l’ultima, e indugiava sulla sua faccia, la scrutava, sembrava che si chiedesse ‘vediamo un po’ se sei diventata più grande, se anche questo è passato a ricordo, vediamo se insisti a volerci far ridere, o non ti importa più’, diventava sempre più una parodia.

Ma poi: portava la tazzina alla bocca, spalancava gli occhi, spruzzava fuori il caffè, e scoppiava a ridere di nuovo: come ogni volta mia sorella aveva fatto finta di mettergli lo zucchero, e lui aveva girato il cucchiaino inutilmente per tutto quel tempo. Era incredibile vedere come lei fosse veramente divertita per questa ideona di scherzo, non ci poteva credere di essere così simpatica! Io e mia madre ridevamo ancora di più vedendola così convinta. Ogni volta lei sapeva che tutti ci aspettavamo che avrebbe smesso, e perciò si divertiva ad esasperare le nostre aspettative. Un giorno, alla centesima volta, la cosa aveva raggiunto dei livelli così parossistici, e mio padre stava letteralmente morendo dalle risate, nel senso che il caffè gli è andato di traverso, ed era diventato tutto blu, ci siamo spaventate da morire, e mia madre si è incazzata con mia sorella, così da quella volta niente più scherzo. Quando mio padre prendeva la tazzina e iniziava a girare, la guardava negli occhi con solidarietà, come a dire ‘se l’hai fatto io ci sto’, ma mia madre rompeva subito quell’atmosfera mettendosi a parlare e sviandoci tutti, basta, aveva deciso che di quella cosa non si doveva ridere più.

Ci pensavo l’altra notte, tornando a casa, le ragazze mi hanno chiesto se veramente non sono arrabbiata con lui, e io ho cercato di spiegare loro che non posso, perché la sua figura di padre è rimasta intatta finchè ne ho avuto bisogno, e non ho da rimproverargli qualcosa solo perché adesso non corrisponde alle mie aspettative, quello che doveva darmi me l’ha dato, ce l’ha dato.

mia sorella – che non ha mai perso l’abitudine di fare la buffona- è intimamente convinta di essere geniale e simpatica perché lui ha riso del suo scherzo finchè lei ne ha avuto bisogno.

E allora che cosa deve fare di più una persona?

Io ci penso spesso al nostro passato insieme, e me ne nutro ancora tantissimo, forse è per questo che non faccio pace col tempo, ancora è troppo presto perché a questi ricordi si sostituisca il ricordo di averli avuti, ancora mi servono.

Sempre in quel periodo è successa una cosa che racconto sempre quando devo spiegare qualcosa di me.

Eravamo sempre in uno dei nostri pranzetti. Ognuna di noi faceva qualcosa, aveva il suo ruolo, io dovevo dare da mangiare al cane, e apparecchiare la tavola, mia madre cucinava le cose dentro casa, mio padre accendeva il fuoco, e mia sorella andava a comprare il giornale e le sigarette per mio padre.

Quel giorno mia madre mi diede un compito diverso, lo eseguii con noncuranza e poi tutto andò come sempre.

Finito di mangiare il primo abbiamo aspettato che si cuocesse la carne, e iniziato il secondo piatto ad un certo punto mio padre mise in bocca una forchettata di insalata. Lui ha uno sguardo molto severo, io gli somiglio; può essere preoccupante vederlo cambiare espressione, capisci che sta per succedere qualcosa, e chissà perché quel qualcosa ti mette agitazione. Io mi sono portata dietro sempre ‘sta condanna. Mi dicono ‘madonna se certe volte sembri incazzata!’ oppure che incuto timore, che sono severa, e insomma, quello sguardo quel giorno…..ci scrutava una ad una guardandoci negli occhi, come se dovesse estorcerci un segreto che in un momento aveva capito esserci fra noi. Gira con lo sguardo sulle nostre facce e fa: “chi ha condito l’insalata?”, cazzo, ho pensato, io l’ho condita oggi, checcavolo ci ho messo? Già pensavo che mia madre era stata una stronza ad avermi dato quel compito fuori programma, e chissà io a cosa pensavo e che cosa ci avevo messo dentro….e insomma, l’ho guardato e gli ho detto con un punto interrogativo grosso come tutta la mia faccia “io.”

E lui, come se stesse rivelando la cosa più importante del mondo dice “da oggi….in questa casa…..l’insalata la condisci solo tu.”

Madre mia! Potrebbe venire il padreterno a dirmi che c’è nel mondo qualcuno più bravo di me a condire l’insalata, gli risponderei che non esiste, non può essere vero.

Per questo e per molte altre cosa vissute insieme, non sono arrabbiata con lui, anzi, forse a volte mi chiedo se ho dimenticato un po’ troppo spesso di invitarlo a mangiare la mia insalata, e così lui se n’è dimenticato il sapore, e con quello un sacco di altre cose. Deve essere andata così. Mi faccio un sacco di domande e mi rispondo da sola, come gli ospiti di quel giornalista che conduceva un programma notturno, e che diceva : si faccia una domanda e si dia una risposta: geniale! Pensa se gli fossi capitata io come ospite, sarei lì ancora adesso, con le luci spente, il giornalista passato a miglior vita, e io ancora lì a farmi le domande a a rispondermi. Il fatto è che sono talmente laica che qualsiasi appagamento che ti può dare una fede in qualcosa da me non c’è…..è tutto troppo meravigliosamente nelle nostre mani.

Scappo….ho 5 bambini dentro casa…..che casino, fuori piove ed è domenica. Starai finalmente tagliando le tue rose?